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Quest’anno si va ad Anterselva, dove i monti sorridono e le caprette fanno ciao :))
… potrei morire di spavento!
Farò una settimana di campeggio in tenda, una tenda nuova che dovrebbe essere adatta alla montagna, ma che a me sembra un po’ leggerina. Per sicurezza ci porteremo un’attrezzatura per la notte a prova di gelo.
E di giorno tante passeggiate, letture e… vacanze!
La penisola di Mizen Head e’ la punta piu’ sud-occidentale dell’Irlanda, una piccola isola che si puo’ raggiungere attraversando un ponte pedonale.
Dal Mizen Head Visitor Centre si percorre una passeggiata di dieci minuti sulle ripide scogliere, si attraversa il ponte e si arriva alla stazione di avvistamento dell’isola, dove si trovano la casa del guardiano e la sala macchine della Mizen Head Fog Signal, la stazione di avvistamento per la nebbia.
Questa postazione era stata costruita nel 1909 come supporto al poco distante faro di Fastnet - costruito su una piccola isola rocciosa - ed e’ automatizzata dal 1993.
Si puo’ arrivare fino al punto piu’ estremo della stazione, in una sorta di balcone esposto sull’oceano. Il rumore del forte vento e delle onde e’ assordante, ma e’ bellissimo ammirare l’Oceano Atlantico che sembra non avere fine.
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Abbiamo raggiunto la penisola di MH da Skibbereen - dove abbiamo alloggiato per due notti - distante circa 40 km.
Non c’erano bus che portassero a destinazione, cosi’ abbiamo pensato di fare l’autostop.
L’Irlanda non e’ piu’ un paradiso per autostoppisti, ormai hanno tutti l’automobile - come ci ha spiegato uno dei nostri “autisti” di quella giornata. Tuttavia, non abbiamo avuto difficolta’ a raggiungere la penisola e, al contrario, e’ stata un’esperienza fortunata, dato che ogni passaggio ci ha dato modo di vedere alcuni paesini che c’erano sul tragitto, e tutti molto carini (Ballydehob, Schull, Goleen).
Da Goleen alla stazione di avvistamento ci hanno dato un passaggio un ragazzo e due ragazze polacchi, talmente gentili che ci hanno offerto anche il ritorno a Goleen.
L’unica nota di colore, diciamo, e’ stato l’ultimo passaggio fino a Schull - dove poi avremmo preso il bus per Skibbereen -, a bordo di un rombante bmw nero guidato da un ragazzo estone con grossa cicatrice sulla guancia ed una guida un tantino “allegra”.
Per fortuna era l’ultimo tragitto in autostop, altrimenti credo che avrei proseguito a piedi :)
L’ho gia’ nominato in un precedente articolo, a proposito di un’esposizione di ceramiche alla National Craft Gallery di Kilkenny.
L’esposizione si chiama A Life of Colour e durera’ fino al 7 ottobre.
John ffrench e’ un pioniere nell’arte ceramica contemporanea irlandese.
La realizzazione dei pezzi esposti va dal 1951 ai giorni nostri, e personalmente non saprei distinguere le opere piu’ vecchie da quelle piu’ recenti.
Si tratta di oggetti come vasi, ciotole, decorazioni da parete, dalle forme stravaganti e con abbinamenti cromatici dal gusto caldo.
Se non avessi saputo che l’artista e’ irlandese, avrei attribuito le opere ad una mano spagnola, o italiana, ma anche sudamericana - certamente non ad un nordeuropeo.
Tornata in Italia ho cercato su internet alcune notizie sull’artista, ed ho infatti letto che ha lavorato e creato in Italia, in India, in America ed in altre parti del mondo.
Non oso immaginare quale arricchimento si abbia con esperienze del genere: poter assimilare tecniche, culture, colori e sguardi di paesi diversi tra loro e molto differenti dal proprio, per poi tradurle in creazioni assolutamente uniche.
A Cashel, nella contea di Tipperary, c’e’ l’incantevole Rock of Cashel, con i suoi monumenti archeologici religiosi. Ma non e’ di questo che volevo parlare.
Quando si arriva a Cashel in bus, si scende nel centro del paese e per raggiungere la collina con la Rock si segue un percorso segnalato da cartelli.
E’ una passeggiata di dieci minuti, forse.
Lungo la strada si puo’ notare un vecchio cottage con tetto in paglia, visitabile.
Poco piu’ avanti, quasi tra una casetta e l’altra, ci sono i resti di un’abbazia senza tetto.
Che bella - mi dico - proviamo ad entrare…
Ma il cancello e’ chiuso, quindi rimango un attimo ad osservarla, tentata di fare una foto. Poi mi scappa l’occhio su un lato del muro e vedo il cartello, quella della foto qui sopra.
Non ho voluto scomodare Mrs McDonnell. E l’avviso mi ha divertito cosi’ tanto che mi sono scordata di scattare una foto d’insieme.
Non importa, me la ricordo ancora bene.
I cani mi piacciono, cosi’ come gli animali in genere, ma preferisco non averne in casa. Soprattutto perche’ vivo in appartamento e perche’ si e’ fuori casa quasi tutto il giorno.
Tuttavia, se un giorno andassi a vivere in una casa con giardino, con un grande giardino, e magari anche un bel caminetto, porterei a vivere con me un Irish Wolfhound, una delle razze canine piu’ antiche e piu’ massicce al mondo e dal portamento tristemente elegante.
Lo notai per la prima volta un po’ di anni fa, in una foto pubblicitaria di una bevanda alcolica (mi pare), sdraiato proprio accanto ad un caminetto acceso. Tutto molto english style.
Non avevo mai visto un cane cosi’ ed il nome della razza l’ho scoperto per caso, su internet. Inutile dire che mi sarebbe piaciuto moltissimo poterne accarezzare uno, o anche solo vederlo dal vivo.
Trattandosi di una razza irlandese, speravo proprio che durante la vacanza si potesse esaudire il mio desiderio.
Il primo incontro e’ stato con due cuccioloni (foto a sx), chiusi nel recinto di un villaggio/museo delle torbiere del Kerry. Il secondo incontro ha superato clamorosamente le mie aspettative: ne ho incontrati almeno una ventina! Tutti insieme! e proprio in una gara/esposizione canina, come mi e’ capitato piu’ volte di vedere solo nei film.
Avete presente quelle competizioni dove il padrone del cane lo fa correre, lo mette in posa, lo fa arrestare ecc. ecc. ? Il tutto di fronte ad una serissima e professionalissima giuria? Ecco! Siamo capitati per caso esattamente in un evento del genere, al ritorno da una passeggiata nel bellissimo National Park di Killarney, nella contea del Kerry.
Nell’immenso prato della Cattedrale di St Mary a Killarney c’era una distesa di tende e recinzioni dove facevano la gara di bellezza non so quante razze canine.
Quando ho visto nel prato i primi Irish W. non credevo ai miei occhi e quando ho capito che ne avrei visti molti altri quasi mi veniva da piangere :)
L’orario di partenza del bus per Doolin si stava avvicinando, cosi’ ho sfruttato al meglio quei pochi momenti che mi rimanevano ed ho scattato un po’ di foto.
La prima tappa dopo Dublino (citta’ alla quale ci sarebbe da dedicare molto spazio) e’ stata a Kilkenny, la mia preferita, a partire dall’alloggio.
Il B&B Carriglea e’ speciale (qui i recapiti, tra cui anche l’indirizzo web, che pero’ non si apre e mi blocca la sessione di Firefox). Oltre alle fantastiche colazioni, ha delle camere bellissime, con tanto di libri, servizio per il tè, possibilita’ di stirare, asciugacapelli ed una padrona di casa gentilissima.
Posso sicuramente fare a meno di tutto il superfluo che alcune sistemazioni possono avere, ma quando trovi posti cosi’ belli e a prezzi bassi, non puoi che apprezzare la generosita’.
Ho fatto colazione per due giorni con un’omelette ai funghi, formaggio, pomodoro e bacon (vedi foto) … squisita! in un salottino proprio sotto alla nostra stanza (le finestre a sx nella foto). Qui abbiamo incontrato per la prima volta una coppia di napoletani, Luisa e Gabriele, due signori molto cordiali che abbiamo poi incontrato in altre citta’ grazie allo scambio dei rispettivi numeri di telefono. Sono stati loro a darci un passaggio in auto da Galway a Dublino, due giorni prima del nostro rientro in Italia.
Kilkenny e’ una deliziosa cittadina dal fascino medievale e molto impegnata nel campo dell’arte. Infatti, durante la nostra permanenza, erano in corso il Kilkenny Arts Festival ed altre mostre ed esposizioni, tra cui quella presso la National Craft Gallery, che esponeva dei meravigliosi oggetti in ceramica realizzati da John Ffrench (si, con due effe) - un artista irlandese al quale vorrei dedicare un post a parte.
Non puo’ mancare la visita al castello, che sorge su un’ansa del River Nore. E’ un’imponente fortezza che risale alla fine del 1100 e che e’ stata ceduta alla citta’ per una somma pari a circa 60 euro! nel 1967. Era chiaramente una cifra simbolica, ma pare che il sig. Butler (i cui avi acquistarono il castello alla fine del 1300) sia stato in seguito bersagliato di telefonate di gente che voleva sapere se per caso possedesse altri castelli…
La visita e’ solo guidata e c’e’ anche quella in italiano.
Di fronte alla costruzione si estende un immenso e magnifico parco, con area giochi per i bimbi e ad ingresso libero fino alle otto di sera. Attraversando il parco si puo’ raggiungere il B&B, che si trova proprio in fondo a Castle Road.
Oltre al castello ci sono la St Canice’s Cathedral (San Canice e’ il santo patrono della citta’), con la sua torre rotonda del IX secolo, e la Black Abbey, cosi’ denominata per l’abito nero dei monaci domenicani - entrambe del 1200.
E poi e’ bello passeggiare per le stradine del centro e magari entrare al The Kilkenny Book Centre e cedere alla tentazione di acquistare libri, per poi uscire e notare l’insegna dell’ingresso a fianco che recita “Second hand book”… che sembrava proprio appartenere alla stessa libreria.
Certe cose si scoprono troppo tardi :)
Avendo solo due giorni da dedicare a Kilkenny, abbiamo sfruttato il primo per visitare la citta’ ed il secondo per visitare la non troppo distante Rock of Cashel, uno spettacolare sito archeologico, e la bella fortezza di Cahir. Ma queste saranno altre pillole.
Ci tenevo molto a vedere le isole Aran, avevo letto descrizioni affascinanti, tanto da convincermi a sceglierle come tappa obbligata.
Ci siamo imbarcati a Doolin, un paesino molto esteso e con case sparse qua e la’, come una gettata di tanti dadi su una grossa superficie. Durante il viaggio in bus per Doolin abbiamo conosciuto due ragazzi bresciani - il caso, alle volte! - anche loro con la stessa destinazione. La sera abbiamo cenato insieme e passeggiato su stradine non illuminate (non ci sono lampioni), convinti di poter raggiungere la spiaggia in pochi passi, ma - come abbiamo scoperto poi - per raggiungere il mare sarebbero serviti tanti passi (almeno per un paio di Km), che abbiamo coraggiosamente percorso il giorno dopo per raggiungere il molo, con bagagli in spalla e fiato corto.
L’alloggio di Doolin e’ stato il B&B Seascape, molto carino ed abbastanza economico, ma per chi raggiunge il paesino per passare la notte e poi imbarcarsi sulle Aran - ed e’ a piedi - e’ sicuramente piu’ conveniente trovare alloggio in Fisherstreet, la zona piu’ vicina al molo. Certe cose si scoprono troppo tardi :)
Le isole Aran sono tre: Inishmore (la piu’ grande), Inishmann (quella in mezzo) e Inisheer (la piu’ piccola) e si possono raggiungere da Rossaveel (a 30 Km da Galway) e da Doolin. Io e Francesco abbiamo alloggiato sulla piu’ piccola, nel delizioso B&B Brid gestito da una coppia di anziani “in gamba” e molto discreti.
Questo posto non ha un sito web, ma l’indirizzo di posta e’ bridaerarann@eircom.net.
I due ragazzi bresciani sono stati con noi sull’isola piccola fino al pomeriggio, poi sono rientrati a Doolin per proseguire la vacanza. La giornata e’ stata una delle piu’ belle, con un sole caldissimo (che Francesco malsopporta) e temperature decisamente mediterranee. Come si vede in alto nella foto in mezzo, sulle isole ci sono spiagge bianche e l’acqua e’ di un turchese che ricorda tanto la Sardegna. Una meraviglia per gli occhi ed una forte voglia di tuffarsi in quello spettacolo d’acqua, tanto bella quanto fredda.
Ma quello che piu’ affascina di queste isole sono le distese a labirinto di muretti a secco, tutti delimitanti i possedimenti terrieri per i pascoli, che a forza di essere suddivisi tra i membri delle varie famiglie hanno formato un dedalo di sentieri e recinti. Anche questo uno spettacolo mozzafiato, quando - raggiunta un’altura -, si riesce ad avere una visuale panoramica.
Alle quattro e mezza del pomeriggio decidiamo di visitare anche l’isola in mezzo, dove c’e’ un antico forte circolare. Il battello per il ritorno sull’isola piccola e’ alle sette e dieci.
Hai capito bene anche tu, vero? “Ten past seven”? Si, ho capito cosi’ anch’io.
Bene, sbarchiamo e ci incamminiamo verso il forte. Inishmann e’ ancora piu’ desolata di Inisheer. Per le strade incontriamo pochissima gente, probabilmente sono tutti rintanati in casa o nei pochi pub dell’isola. Prima di raggiungere il forte ci rifocilliamo in uno di questi pub, dove effettivamente si percepisce un po’ di vita, anche quella dei contadini locali, con gia’ troppa birra in corpo. Uno di loro mi ha osservato a lungo mentre aspettavamo l’ordinazione, mi osservava con occhi curiosi, che abbassava ogni volta che incrociavano i miei. Due vite decisamente distanti.
Per raggiungere il forte si devono attraversare le recinzioni di muretti a secco, stando sempre molto attenti a non capitare sulle piccole montagne di sterco che si trova ovunque, anche all’interno del forte, dove infatti pascolavano tranquillamente alcune mucche (vedi foto a dx).
E’ una costruzione circolare sulla quale e’ possibile osservare quasi tutta l’isola, immersa nel silenzio di un mondo a parte.
Decidiamo di avviarci verso il molo un quarto d’ora prima dell’arrivo del traghetto, dato che era l’ultimo della giornata.
La zona di imbarco e’ di una desolazione disarmante, e per aggiungere un po’ di suspence si avvicinano a noi due cani randagi, uno clamorosamente desideroso di montare l’altro, che puntualmente lo mordeva ringhiando. Era proprio lui che, con quello sguardo da cane senza padrone, ci ha seguito fino al molo con un’insistenza che mi aveva allarmato non poco.
La mia salvezza e’ stata il muretto del piccolo porto, alto quanto bastava per non far salire i due cani. Ed eccoci li’, seduti su un alto muretto di un molo apparentemente abbandonato, con due cani appollaiati sotto - uno in attesa delle nostre mosse, l’altro in perenne impellenza di montare l’altro -, un vento pungente che fischiava nelle orecchie ed il mare libero da ogni presenza di imbarcazione. Ho vissuto ogni minuto di ritardo con una sensazione di disagio e il timore che il traghetto non arrivasse.
Difficilmente i traghetti possono essere puntuali se prima fanno tappa da un’altra parte, ed e’ cosi’ che verso le sette e venti abbiamo visto il traghetto arrivare, e questo ha cancellato dalla mia mente in un attimo tutte le possibili alternative d’emergenza.
Non abbiamo visitato l’isola piu’ grande, Inishmore, la piu’ turistica e con lo spettacolare Dun Aengus, una fortezza di duemila anni a picco sul mare.
Su tutte e tre le isole si possono noleggiare biciclette, ci sono un po’ di “saliscendi”, ma e’ la soluzione ottimale per chi vuole girarle tutte.
Presto altre pillole.
E’ una terra dai bellissimi paesaggi, dai prati verdissimi e soffici che quasi ti dispiace calpestare, dai muretti a secco, dalle scogliere mozzafiato, dal tempo ballerino, dai fiumi abbronzati dalla torba, dai pescatori che catturano trote abbronzate, dalle colazioni che qui non mangerei mai, dall’inglese diverso, dai suggestivi monumenti, dalle porte colorate e dal turismo dilagante…
Costante la visione di pecore e mucche.
Il mezzo di trasporto e’ stato quasi sempre il Bus.
La Bus Eireann serve tutto il territorio ed e’ la soluzione ideale per chi non ha la fregola di vedere tutto, ma che si accontenta di quello che ogni tragitto regala.
I voli sono andati benissimo, e non solo perche’ i due aerei sono regolarmente atterrati, ma anche perche’ non ho avuto troppa paura.
Ha ragione il mio amico Gaetano: Ratman e’ un maestro di vita ;)
(nella foto le spettacolari Cliffs of Moher) Read the rest of this entry »
Il mio primo articolo e’ per l’Irlanda.
Viaggio pensato gia’ molto tempo fa e quest’anno si puo’ fare :)
Nella foto ho messo un lo di Scrapbooking digitale, uno dei pochissimi che ho fatto.
Non e’ un gran che’ lo so, ma mi auguro di poter fare di meglio piu’ avanti - cosi’ come mi auguro di trovare quella stradina nella foto…





