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Nei giorni di sabato e domenica non sono riuscita a scrivere nulla per il DayBlog, sostanzialmente per mancanza di tempo da dedicare ad una sosta come si deve, e riordinare le idee.
A distanza di qualche settimana cerco di raccogliere i ricordi di quei due giorni, e proseguire il mio racconto.
Alle 11 di sabato mattina mi sono recata al cortile di Palazzo Ducale per assistere ad un evento che ho prenotato unicamente per una forte curiosità: vedere il pubblico di lettori di Sophie Kinsella – intervistata da Luca Bianchini.
Luca Bianchini è simpaticissimo, giornalista e scrittore che non conoscevo. Ed è simpatica anche Sophie Kinsella (ovvero Madeleine Wickham) – diventata famosa per il personaggio femminile Beckie della serie I love shopping.
Non immaginavo di assistere ad una vera e propria ovazione all’arrivo della scrittrice, una ragazza mora, ben vestita, con una bella voce ed una pronuncia da londinese d0c. L’incontro prevedeva domande scontate del tipo hai scritto altri romanzi prima di questa serie? (si, 7 o 8, non di successo), come è nata l’idea di questo personaggio?, stai scrivendo un nuovo romanzo su Beckie? (si, sta scrivendo il 6°), ti piace fare shopping?, ci sono uomini che leggono i tuoi libri? ecc. ecc. Tutto, devo ammettere, in toni divertiti e divertenti.
A perdita d’occhio la fila di persone che al termine della conferenza attendeva l’imperdibile autografo.
Questo incontro non mi ha arricchito di nulla, ma è stato tutt’altro che noioso.
Dopo un veloce e leggerissimo pranzo, sono andata al tanto atteso appuntamento delle Mappe cucite proposto da Marina Gasparini, al Teatro di San Leonardo.
La presentazione di questo incontro lasciava intendere che ognuno dovesse disegnare, cucendo, la mappa di un luogo significativo. Già mi immaginavo il disegno stilizzato di casa mia, i negozietti sotto casa, l’asilo e la scuola elementare dietro l’angolo – percorso che ho fatto per anni da bambina.
Invece no, la mia immaginazione mi ha fatto andare fuori tema: il laboratorio prevedeva la cucitura di alcuni fogli di carta tessuto, che componevano la mappa della città di Mantova. Terminato il puzzle, si potevano creare immagini varie con feltro e carta, da attaccare alla mappa. Eravamo in due gruppi, ciascuno con una cartina-puzzle da comporre e personalizzare.
Mappe cucite era un evento ideato per bambini e ragazzi, che si è ripetuto durante i giorni del Festival. Quello di sabato era un laboratorio dedicato anche agli adulti. E’ stato carino partecipare, lavorare insieme a ragazzi e bambini + genitori, e mi ha dato qualche idea da realizzare (ad esempio cucire la mappa di casa-negozietti-scuole ;)
Alle 18 si è svolto il mio primo incontro dedicato a David Foster Wallace (in tutto erano 3), scrittore, giornalista e docente universitario americano, che si è tolto la vita un anno fa. Ciò che ha scritto ha affascinato e colpito molti lettori. A questo incontro – intitolato Per David Foster Wallace, svolto a Palazzo San Sebastiano – sono intervenuti editori, scrittori e critici, che hanno raccontato quello che ha significato per loro incontrare questo autore.
Tra gli scrittori c’era anche Paolo Giordano – autore del libro, per me commuoventissimo e delicato, La solitudine dei numeri primi -, che ha letto un brano tratto dall’inedito di Foster Wallace, Questa è l’acqua.
In realtà durante la serata sono stati letti altri brani tratti da libri o articoli di Foster Wallace, ed è stato secondo me un modo rispettoso e toccante per rendere omaggio ad uno scrittore che probabilmente dovremmo leggere tutti.
Proprio in questi giorni sto leggendo Una cosa divertente che non farò mai più – scritto da DFW – riproposto a teatro nel pomeriggio dell’ultimo giorno del Festival dal bravissimo Joele Dix. Si tratta di un reportage che racconta una settimana di crociera extralusso nei Caraibi.
Leggetelo, fidatevi.
Questo con Joele Dix è stato il nostro ultimo evento per l’edizione 2009, e posso dire che abbiamo chiuso in bellezza i nostri 5 giorni di full immersion.
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Breve considerazione sul DayBlog
L’anno prossimo ritorneremo al Festival, ma il DayBlog cambierà il sistema di comunicazione: ci saranno meno parole e più immagini. L’idea del DayBlog mi piace ancora come quando l’ho pensata, ma voglio sperimentare un metodo più adatto a me per esprimere ciò che vedo e ascolto.
Rimando al prossimo anno maggiori dettagli.

Nel 621 a.c. viene emanata ad Atene una legge (attribuita al legislatore Dracone) che vieta la vendetta indiscriminata, e stabilisce una differenza tra omicidio volontario e involontario. Ammette tuttavia l’omicidio legittimo, applicato all’amante in caso di tradimento della moglie.
Fino ad allora la vendetta era praticata ferocemente, perchè considerata una forma di giustizia.
Praticare la vendetta significa lasciar prevalere l’istinto alla ragione, considerare le persone come strumenti, puniti con il male se fanno del male.
Ecco, questo concetto di vendetta è purtroppo tornato in auge.
Il cittadino si sente sicuro se chi ha commesso un reato viene rinchiuso in carcere, se non giustiziato. Non ha più valore il concetto di recupero della persona.
Un detenuto costa allo stato (vale a dire a noi tutti) € 150 al giorno, e le statistiche dicono che il 68% dei detenuti tornano a delinquere dopo l’uscita dal carcere.
Il parallelo fatto durante la conferenza, tra l’antichità ed i giorni nostri, è che esiste ancora oggi la grande tendenza di riempire la parola “giustizia” con la vendetta. Se fai del male io mi vendico chiudendoti in carcere e facendoti soffrire, con il frequente risultato che chi esce si vendica per aver sofferto.
La nostra Costituzione dice che la legge è uguale per tutti, ma in realtà l’uomo tende a far sì che questo non avvenga, tende ad attribuirsi i maggiori privilegi possibili, a discapito degli altri, della comunità, ristabilendo il concetto di società composta da strumenti anzichè da persone.
Cambiare il concetto di giustizia si può, e deve partire da noi.
L’evento è di questa mattina ed era intitolato Dalla vendetta al diritto: una strada senza ritorno?, con Gherardo Colombo ed Eva Cantarella.
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La mitica estate del Mundial, questo è il titolo dell’evento che io e Francesco abbiamo ascoltato questo pomeriggio. Ospiti Luigi Garlando, autore del libro L’amore ai tempi di Pablito, l’inviato al Mundial Roberto Beccantini e nientepopodimenoche Dino Zoff, il nostro grande capitano dell’82.
Conoscete tutti la poca loquacità di Zoff ed il suo mono-tono quando parla; quest’oggi ha però deciso di “andare sopra le righe” e ci ha parlato di quello splendido mondiale con alcuni aneddoti, della sua breve carriera da allenatore della nazionale, interrotta per incompatibilità tra la sua grande integrezza ed il reale mondo del calcio.
Mi è parso un uomo onestissimo, spiritoso e disponibile.
Il libro di Garlando parla di quella mitica estate dell’82, raccontando in parallelo una storia d’amore tra due giovani.
Sono stati diversi i momenti divertenti durante la conferenza, e questa volta le domande dal pubblico (di tutte le età e numerosissimo) sono state brevi e interessanti.
Il gioco del calcio mi piace moltissimo, ma mi piace molto meno – se non per niente – tutto quanto ci sta intorno. Ho deciso di partecipare a questo incontro perchè i Mondiali dell’82 – avevo 15 anni – sono stati indimenticabili. Ricordo ancora l’emozione della finale e la grande festa per le strade della mia città, insieme a mio fratello ed il nostro gruppo di amici. Ho corso avvolta nella bandiera italiana condividendo con tutti il grande risultato.
Un’emozione che non si è ripetuta negli ultimi Mondiali, e che credo non si replicherà più.
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Questa sera, a mezzanotte, c’è l’appuntamento La tana nella nebbia. Durerà due ore, nel completo silenzio ed immersi nella nebbia padana, ad ascoltare qualcuno o qualcosa che ci accompagnerà in un percorso che ignoro e che temo mi disorienterà un tantino :)
Farò sapere.

Oggi siano arrivati appena in tempo per lasciare i bagagli presso il B&B nonna Giuly - e precisamente in una deliziosa mansarda indipendente -, ed assistere ai primi minuti dell’inaugurazione del Festival, alle 16.30 in Piazza Erbe.
Dopo aver ritirato le prenotazioni alla biglietteria e consumato una mini merenda al bar di fronte, abbiamo dato un’occhiata all’evento Radiodramma Hotel, organizzato in un antico Hotel del centro, dove – camera per camera – vengono trasmessi dei radiodrammi messi a disposizione da RadioRai, da ascoltare seduti su una sedia, su un tappeto o addirittura sul letto della stanza. Levi, Camilleri, Calvino, sono solo alcuni nomi tra i protagonisti di queste trasmissioni acustiche.
L’ingresso è libero ed è aperto dal mattino a sera tardi. Uno di questi giorni vedrò di seguire almeno una delle trasmissioni in programma.
Il primo evento ufficiale che ha inaugurato il nostro Festival 2009 è stato un film documentario intitolato The hunt for Moby Dick (La caccia a Moby Dick), proiettato nella conodissima sala del teatro Ariston.
Il documetario ci ha raccontato l’interpretazione dello scrittore Philip Hoare, che ha ripercorso fisicamente le tappe del viaggio della Pequod e del suo capitano Achab, dandoci una sua personale visione della terribile ossessione del capitano per la bianca Moby Dick – ossessione che trova diverse analogie nella storia contemporanea.
Impossibile non parlare della sfrenata caccia alle balene compiuta negli anni e nei luoghi descritti nel romanzo, al largo delle coste del New England, per ottenere quella che allora era considerata una risorsa preziosissima: l’olio ricavato dal grasso della balena.
Interessante la parte biografica su Herman Melville, sul suo isolamento in una casa di campagna distante dal mare per scrivere il noto romanzo – la cui prima edizione inglese era intitolata The whale (la balena) e quella americana The whale or Moby Dick -, e sulla terribile stroncatura da parte della critica.
Il valore di quest’opera venne riconosciuto soltanto anni dopo la morte dello scrittore.
Cosa mi ha lasciato questo film?
La voglia di leggere Moby Dick e di nuotare a fianco di una balena :)
La prima costa solo un pochino di tempo, la seconda potrebbe costarmi molto di più…
A domani!

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Domani riprenderà l’appuntamento del mio DayBlog per il Festival di Mantova, che durerà fino a domenica 13 settembre.
La prenotazione degli eventi è scattata la mattina del 2 settembre, con qualche iniziale difficoltà di sovraffollamento per chi, come me, prenotava online. Per fortuna l’ingorgo si è risolto in breve tempo ed io sono riuscita a prenotare quasi tutti gli eventi che avevo selezionato.
Se vi interessa, seguite il mio blog nei prossimi giorni, vi parlerò di ciò che ho ascoltato durante questo affascinante Festival.
Dal programma ufficiale del Festival:
ore 15:00 Evento n. 183
Chiostro del Museo Diocesano
Paola Mastrocola, Guðrún Eva Mínervudóttir
YOSOY PAGINE ISLANDESI
Sarà la natura selvaggia e la predominanza della notte, ma la letteratura islandese si caratterizza per uno sguardo cupo e a volte senza speranza sulla realtà. Come in Il circo dell’arte e del dolore dove la giovane e talentuosa scrittrice islandese rappresenta, senza lasciare scampo al lettore, il mondo complesso in cui viviamo. Si confronta con lei Paola Mastrocola, che ha fatto dell’ironia la cifra delle sue prove letterarie.
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h. 12.00
All’incontro di ieri con Safran Foer il cortile del Castello era pienissimo. Mai vista tanta gente. Scene di vera venerazione per lo scrittore, preso d’assalto per l’autografo dei libri ancora prima dell’inizio dell’intervista. Certo, per una come me che non ha letto i suoi libri può sembrare un po’ eccessivo tutto questo, ma allo stesso tempo mi auguro di non fare mai carte false pur di stringere la mano a un autore che apprezzo. Già ho rischiato di eccedere con Baricco, che non ho mai incontrato ma che per un certo periodo è stato per me un mito. Ora penso che l’opera sia più importante di chi l’ha scritta, perchè in fondo è quella che rimane. L’autore è una persona, come tutti noi, con uno specifico talento – è vero -, ma pur sempre una persona, che è meglio non idealizzare. Non serve.
A costo di ripetermi, questo scrittore americano mi è piaciuto proprio per questo, perchè con naturalezza e sicurezza mi ha trasmesso il concetto di separazione tra scrittore e libro. Il fatto, poi, che io mi sia messa in coda per ascoltarlo oltre un’ora e mezza prima dell’inizio, è stato soltanto per trovarmi un posto decente e comodo. Ci sono riuscita, ero in seconda fila laterale al palco, posizione per me perfetta.
Nonostante io legga poco libri di genere thriller, Carlo Lucarelli non volevo perderlo. Sono stati piacevoli da ascoltare sia lui che Dorfles. Non ho molto da dire su questo incontro, se non che entrambi sono stati bravi a incuriosire. Infatti, questa mattina ho acquistato L’isola dell’angelo caduto per mia mamma, che poi ovviamente mi farò prestare.
Ora mi trovo sulle rive di uno dei due laghi di Mantova, ci sono un sacco di pescatori e tanta gente che passeggia a piedi e in bicicletta. Se è vero quello che ci ha detto il padrone del B&B (“qui a Mantova puoi lasciare i bagagli in macchina che stai tranquillo non te li porta via nessuno”), questa è una città in cui vivere.
Parlerò dell’incontro con l’autrice islandese delle 15:00 quando sarò già a casa, così come l’esperienza del Subbuteo. Inoltre, ho molte fotografie da pubblicare e imprecisioni di impaginazione e quant’altro da correggere.
Qui termina il mio DayBlog da Mantova, una bella e “da perfezionare assolutamente” esperienza, che rifarò e che consiglio vivamente di sperimentare.
Ciao :)
h. 22.00 di lunedì 8/9
- Yosoy, pagine islandesi
Ecco il mio breve commento all’evento n. 183.
Innazitutto la scrittrice, islandese, ha 32 anni e ne dimostra dieci di meno. Non che questo conti molto, ma è una delle cose che mi hanno colpito. Mi ha dato la netta impressione di essere una ragazza decisa.
L’incontro è stato presentato da Paola Mastrocola, le cui domande venivano riportate alla scrittrice – che rispondeva in islandese – dall’interprete, in questo caso anche la traduttrice del libro Yosoy.
Yosoy è il titolo originale, tradotto nella versione italiana con Il circo dell’arte del dolore.
Un libro che parla di dolore fisico, di un ragazzino che per un “difetto” congenito non sente il dolore fisico, e a causa di questo presta il suo corpo alle esibizioni di un circo locale.
L’atmosfera in cui è ambientato il romanzo è cupa e con scene talvolta raccapriccianti, ma ovviamente non c’è solo questo. Mi fermo qui e mi rifiuto di riportare tutto il “quasi sciagurato” spoiler letterario che la sig.ra Mastrocola ha fatto, anche se in modo simpatico. Ero quasi tentata di tapparmi le orecchie e canticchiare “lalalalalalala” alla Verdone per non farmi rovinare la trama.
Alla fine dell’evento i libri erano già stati venduti tutti, quindi lo dovrò comprare in libreria o me lo farò regalare al mio compleanno ormai vicinissimo. Perchè questo è il libro che, più di tutti quelli che ho scoperto al Festival, vorrei leggere.
Dal Programma ufficiale del Festival:
ore 10:00 Evento n. 119
Chiostro del Museo Diocesano
Wlodek Goldkorn, Nicole Krauss
SCRIVERE A NEW YORK
“La mia idea di passeggiata, perfezionata nei corso di questi ultimi otto anni vissuti a New York, implica un flusso di pensieri a ruota libera. (…) Camminare è molto simile a scrivere. Sebbene siano quasi sempre attività solitarie, entrambe (…) sono alimentate dal desiderio di mettersi in relazione con gli altri”. Le storie della giovane scrittrice statunitense Nicole Krauss percorrono le strade di New York per arrivare a temi universali come la solitudine e il rapporto con il proprio passato (Una storia d’amore), l’esperienza della malattia e la vita che ricomincia dopo (Un uomo sulla soglia). La incontra il giornalista Wlodek Goldkorn.
ore 14:15 Evento n. 136
Casa del Mantegna
Danilo Mainardi
BELLEZZA E UTILITÁ DELLA ZOOLOGIA
Lo sapevate che in Africa, a sud del Sahara, vive un uccellino che si procura il miele con l‘aiuto di un tasso o, in alternativa, di un uomo? E che le formiche seppelliscono le loro compagne guidate dalla “sostanza della morte“? Per Danilo Mainardi (La bella zoologia). lo studio della vita e dei comportamenti degli animali è una scienza utile – per gli insegnamenti che possiamo trarre sulla capacità di adattamento o sull‘interazione con l‘ambiente – e bella, per le storie sorprendenti che ci permette di raccontare.
ore 19:15 Evento n. 168
Piazza Castello
Gad Lerner, Jonathan Safran Foer
MARCARE L’IDENTITÀ, CERCARE LE PROPRIE RADICI
Jonathan Safran Foer è stato il protagonista di uno dei più clamorosi casi letterari degli ultimi tempi. A soli 25 anni pubblica Ogni cosa è illuminata, una storia familiare dalla struttura narrativa complessa, stilisticamente brillante e giocata su più registri espressivi. Il successo ottenuto con il libro d’esordio ha creato nei confronti del giovane scrittore americano una grande aspettativa, che è stata confermata dal suo secondo romanzo, Molto forte, incredibilmente vicino, personalissima interpretazione dello smarrimento americano dopo l’11 settembre. Lo incontra il giornalista Gad Lerner.
ore 21:30 Evento n. 176
Palazzo Ducale – Cortile della Cavallerizza
Piero Dorfles, Carlo Lucarelli
CARLO LUCARELLI CON PIERO DORFLES
“Gli scrittori si basano spesso sul lavoro che hanno fatto gli storici. Però noi facciamo una cosa diversa che è quella, di solito, di svelare i meccanismi.” Carlo Lucarelli ha sempre dimostrato nella sua produzione una grande passione per la Storia, soprattutto per la storia recente del nostro paese. Passione che nel suo ultimo L’ottava vibrazione ha assunto finalmente la forma del romanzo storico. Lo incontra il giornalista Piero Dorfles.
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h 13.30
-Scrivere a New York
Nicole Krauss è una scrittrice americana, che vive a New York, e ha origini ebree.
La presentazione di questo evento lasciava intendere che si sarebbe parlato di com’è “scrivere a NY”, e per questo ci sono andata.
In realtà si è parlato molto dell’essere ebrei, scrittori ebrei, della memoria.
Credo che sia inevitabile porre domande legate a questa forte tradizione quando si ha di fronte un autore ebreo, anche se molto giovane come Nicole Krauss, che è a tutti gli effetti una newyorkese, la cui “memoria” sulla questione ebrea è un fatto tramandato.
Dello “scrivere a NY” l’autrice dice che è una città che ispira la voglia di reinventarsi, anzi, è la città stessa che chiede di essere reinventata. E per uno scrittore questa condizione è certamente ideale.
Purtroppo non si è approfondito questo argomento, virando su temi differenti, come detto prima.
Quello che spinge una persona a diventare scrittore in genere mi interessa poco, tanto è personale la scelta.
Piuttosto mi interessava conoscere la tipologia e la qualità del contesto in cui si vive questa esperienza.
La Krauss è una ragazza bellissima, con una voce piacevole e dai modi decisamente pacati e gradevoli.
Si è parlato del suo libro La storia dell’amore, che probabilmente leggerò perchè ho avuto la netta impressione che non si tratta di un libro sentimentale, e non pare trattarsi nemmeno di quel genere odiosamente femminile (come ad esempio quello della Kinsella – parere personale non vogliatemene voi lettrici/lettori della suddetta signora).
Il traduttore dell’autrice americana prendeva appunti durante le sue risposte, appunti veloci. Quando doveva cambiare pagina al suo blocco mostrava al pubblico inevitabilmente il foglio appena terminato, e ho avuto modo di notare che le annotazioni erano una sorta di schema, con pochissime parole, e non mi sembrava ci fosse della stenografia. Curiosa e interessante anche questa cosa. C’è una tecnica per tutto.
A più tardi.
(mercoledì 10/09: successivamente a questo evento ho incontrato una traduttrice che mi spiegava che la stenografia viene usata eccome. La traduzione simultanea viene scritta utilizzando uno schema, attraverso il quale si “smistano” le informazioni date da chi sta parlando. In questo modo il traduttore potrà esporre con facilità la traduzione. Come dicevo, c’è una tecnica per tutto :).
h.01.00
Oggi è stata una giornata un po’ faticosa. Non sembra, ma seguire eventi e prendere appunti, e correre tra un luogo e l’altro del Festival stanca un pochino. Tutto molto bello, per carità, volevo solo giustificare l’ora tarda.
- Bellezza e utilità della zoologia
Danilo Mainardi ama il mondo degli animali, e oggi ci ha fatto una lezione sul comportamento degli animali e su certi aspetti molto curiosi. Non è stato difficile sopportare il caldo che anche oggi ha pesato, perchè avevo di fronte il “profe” che tutti gli studenti sognano, vale a dire una persona appassionata delle propria materia, e con la curiosità negli occhi. Curiosità che poi ha trasmesso a tutti i presenti, almeno così mi è parso di capire dai forti applausi finali.
Durante l’incontro il Sig. Mainardi disegnava, su un grosso blocco disposto su un cavalletto, gli schizzi delle specie animali di cui stava parlando. Disegni stilizzati, che alla fine dell’evento sono stati lasciati al pubblico.
Alcuni flash su questo appuntamento.
Gli animali, e la natura in genere, quando incontrano un problema, cercano sempre di trovare una soluzione. Avviene un’ “evoluzione”.
Curiosa è la storia di un uccellino, il buccero, che nel periodo della riproduzione cerca insieme alla compagna una cavità di un tronco. Qui la femmina entra e viene “murata” viva (con fango e non ricordo quali altri materiali) dal maschio, il quale lascia aperto un foro per poter passare il cibo. Qui la femmina cova e accudisce i piccoli fino al momento del primo volo. Il buccero si nutre prevalentemente di frutta. I semi di questi frutti, insieme agli escrementi, vengono gettati fuori dal nido dalla femmina, e cadendo ai piedi dell’albero permettono la crescita degli alberelli da frutto di cui si sono cibati gli uccellini. Questa specie vive nelle foreste, e i predatori di queste foreste riconoscono la collocazione dei nidi grazie a queste piantine, sanno che la crescita di questi alberelli corrisponde alla crescita dei piccoli, e al momento di “maturazione” ideale, si arrampicano sul tronco, sfondano il muro e fanno un lauto pasto.
Altro raccontino: le ghiandaie fanno scorta di ghiande nel proprio gozzo, e successivamente nascondono le scorte qua e là. Il lato curioso della questione è che si ricordano perfettamente quasi tutti i nascondigli. E non si parla di poche ghiande, ma di molte decine. Gli studiosi in materia, dopo vari test, hanno stabilito che questa specie ha una forte memoria, che riesce a costruirsi una mappa cognitiva che permette di ritrovare gli oggetti individuando un dettaglio preciso (un albero, una roccia, …).
Una nuova quercia nascerà laddove la ricostruzione di questa mappa salterà qualche passaggio.
Un’ultima osservazione è stata dedicata alla proboscide dell’elefante, sulla cui origine non si sa molto. Si hanno solo delle supposizioni. Recentemente è nata una nuova teoria, scaturita dall’osservazione del toporagno, secondo la quale in antichità la proboscide funzionava da “boccaglio”, vale a dire per respirare stando sott’acqua.
Gli altri due eventi di oggi sono stati con Jonathan Safran Foer e Carlo Lucarelli.
Ne parlerò domani, anche se due parole su Safran Foer le spendo subito: mi è piaciuto il modo in cui ha risposto alle domande di Gad Lerner, un modo sicuro e non autocelebrativo. In fondo, come ha detto lui stesso, ha scritto solo due libri, e questo non è sufficiente per poter dedurre delle linee di stile.
Dice di scrivere per una sorta di necessità a veicolare i propri pensieri, per riempire dei buchi dell’anima.
Safran Foer ha origini ebraiche, e un albero genealogico mozzato per le vicende storiche che tutti noi conosciamo. La ricerca delle proprie radici lo ha spinto a fare un viaggio nei luoghi in cui il dramma è avvenuto, laddove sorgeva il villaggio natale dei suoi parenti – in Ucraina -, ora scomparso.
Questa necessità di ricostruire, di capire, lo ha portato a una risposta che a me è piaciuta moltissimo. A grandi linee dice questo: “la patria è una questione culturale, ho scoperto che la mia casa è composta da elementi ‘portatili’, la mia famiglia e i miei libri”.
Jonathan Safran Foer è nato e vive a New York, ha scritto Ogni cosa è illuminata e Molto forte, incredibilmente vicino.
Come ho scritto sopra, domani proseguirò parlandovi di Lucarelli e del fantastico torneo di Subbuteo di ieri sera.
Buonanotte.
Dal programma ufficiale del Festival:
ore 11:30 Evento n. 70
Palazzo Ducale – Cortile della Cavallerizza
Corrado Augias
ALLE ORIGINI DEL CRISTIANESIMO
C’è un periodo nella storia del cristianesimo che forse più di ogni altro risulta avvincente per la sua vivacità, l’asprezza e la libertà delle contrapposizioni dottrinarie, le lotte contro le persecuzioni: gli anni della sua nascita. Corrado Augias racconta, con il taglio dell’inchiesta giornalistica, le vicende della religione cristiana dalla morte di Gesù fino al IV secolo, aiutandoci a capire questioni fino ad oggi appannaggio esclusivo degli specialisti.
ore 15:15 Evento n. 78
Centro Culturale “Gino Baratta”
Ilario Bertoletti, Paolo De Benedetti
MAGIE DEL REDATTORE
Dal testo al libro
Come da un manoscritto nasce un libro? Per quali percorsi? Chi, oltre all’autore, ne è l’artefice? Domande per dialogare con Paolo De Benedetti, tra i maggiori protagonisti dell’editoria italiana degli ultimi 50 anni, sulle magie del lavoro redazionale, tra aneddoti, esperienze e interrogativi teologici.
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h. 20.04
- Inchiesta sul Cristianesimo
Quello di oggi è stato l’Augias che piace a me. Niente teatro, ma un incontro con una persona che spiega e racconta, senza alcun contorno scenografico.
Inchiesta sul Cristianesimo è un’intervista/colloquio che l’autore ha fatto con il Prof. Remo Cacitti, docente di Storia del Cristianesimo antico all’Università Statale di Milano.
La vita di Gesù che traspare dai testi storici e dai Vangeli descrive un personaggio decisamente distante da quello che, nostro malgrado, viene “insegnato”.
Il Cristianesimo si assesta quasi due secoli dopo la morte di Gesù, e viene proclamato “religio licita” da Costantino nel 325 con il Concilio di Nicea, e “religione di stato” nel 385 da Teodosio.
Nel frattempo i Cristiani sono stati perseguitati dall’impero Romano, e uno dei maggiori avversari è stato l’imperatore Diocleziano. Ma perchè tanta avversione? La risposta sta nel fatto che la religione di Roma era sia spirituale che civile, concetto che i cristiani minacciavano di rompere con la loro forte e rigida condotta unicamente spirituale. Ad esempio, non rendevano omaggio all’imperatore, rifiutavano di fare il servizio militare, osservavano l’alimentazione liturgica.
Una delle questioni che sono emerse oggi e che mi ha particolarmente colpito, è l’affermazione di un noto studioso di storia del Cristianesimo, Rudolf Burtman (credo si scriva così, ma controllerò), che sostiene che Gesù dovrebbe essere considerato solo come una premessa del Nuovo Testamento.
48 ore dopo l’uscita del libro di Corrado Auguas, già riceveva tre stroncature: Famiglia Cristiana, Avvenire, Il
Foglio.
E dire che non è un libricino piccino piccino…
- Magie di redattore
Il teologo ed editore Paolo De Benedetti, è un uomo anziano brillantissimo. Ascoltarlo, oggi, mi ha fatto sopportare per oltre un’ora e mezza il caldo opprimente del primo pomeriggio.
Ha raccontato del suo ingresso nel mondo dell’editoria, del suo Dizionario delle opere degli Autori della Bompiani, della sua datata esperienza con Bompiani e Garzanti, dei suoi anni di studio sull’ebraismo, dei suoi incontri con personaggi oggi notissimi come Umberto Eco, Celestino Capassi.
Una curiosità per chi ha letto Il pendolo di Focault: il personaggio di Diotallevi è la trasposizione del sig. Paolo De Benedetti.
Ha raccontato di com’era un tempo la figura dell’editore, della sua forte presenza umana; era colui che si occupava concretamente della gestione dell’azienda, delle assunzioni.
Ha poi parlato di quelli che lui definì “manuscrittori”, coloro che gli mandavano i loro scritti con le pagine incollate, per poter poi verificare che fossero stati effettivamente letti.
Si è parlato dell’interessante figura del redattore, del concetto originale di redattore, colui che ha il compito di “trasformare” il manoscritto in libro, controllare che sia perfetto (cioè conforme alle regole redazionali
dell’editore), intervenire se necessario nel testo – compito ora svolto dagli Editor: coloro che permettono la pubblicazione di un libro).
Altro compito difficilissimo è scrivere quello che un tempo era definito “il risvolto”, vale a dire la “quarta di copertina”: descrivere il libro senza svelare troppo.
De Benedetti ha poi elencato alcune regole da seguire tassativamente quando si scrive un testo:
- mai scrivere “governò saggiamente” se si parla di un personaggio politico (mai essere di parte);
- non mettere mai due volte in un’unica frase i due punti (“:”)
- il punto e virgola (“;”) “è quasi da affidare al WWF come specie in estinzione” … usatelo;
- si aggiunge la “d” alle congiunzioni “a,e,o” solo se la parola seguente inizia con la stessa vocale;
- mai mettere il corsivo tra virgolette.
E poi ancora si è parlato dei compiti di “sbobinatore” (difficilissimo e mal pagato) e correttore di bozze.
In relazione a quest’ultimo si è accennato al problema del refuso, dell’errore, che inevitabilmente si trova in ogni libro.
Secondo De Benedetti anche il correttore di bozze andrebbe affidato al WWF, in quanto molto spesso ci si affida alla correzione dell’autore stesso. Certamente scelta non ideale.
Il correttore di bozze perfetto deve avere un approccio analitico con il testo, leggere un passaggio e poi dimenticarsi di quanto letto.
Io farei una fatica boia :)
Giornata intensa e piacevole oggi.
Sto scrivendo da un tavolino sotto a un tendone, dove si sta svolgendo il torneo di Subbuteo. Fantastico! Quanti Signori bambini ;)
Purtroppo l’evento di Pennac era già al completo…
A Domani!



















