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Leo Hickman e Massimo Cirri

Leo Hickman è un giornalista inglese del quotidiano The Guardian di Londra, il coordinatore dell’evento è stato il simpaticissimo Massimo Cirri, conduttore radiofonico di Radio2 (molti conosceranno la sua trasmissione Caterpillar).

Dietro richiesta dello stesso giornale, il sig.Hickman ha sperimentato per un anno (nel 2003), con la propria famiglia, uno stile di vita più etico.
Parecchio più etico, e con tanto di consulenti ambientali che gli hanno perlustrato casa ed eliminato tutto ciò che non va usato per la salvaguardia dell’ambiente, e di conseguenza per una vita più etica e consapevole.

Ethical Living è il titolo della rubrica settimanale curata dal giornalista britannico e nata in seguito a questa esperienza, che ha coinvolto sempre più persone.

Come si fa a cambiare così radicalmente?
Si procede a piccoli passi.
E’ come quando si è sotto cura farmacologica pesante, e si comincia a ridurre le dosi di medicinale: piano piano e con costanza, sarebbe bello riuscire a disintossicarsi dagli eccessi del consumismo, vivere con meno abbondanza e magari essere più sereni e felici.

Questo è stato l’evento che ha concluso la mia partecipazione al Festival.
Una conclusione molto interessante e piena di speranza.

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Leo Hickman ha scritto alcuni libri, questi sono quelli di cui si è parlato ieri sera:

  • A life stripped bare, my year trying to live ethically
    (titolo italiano: La vita ridotta all’osso)
  • The Final Call: Investigating Who Really Pays for Our Holidays
    (titolo italiano: Ultima chiamata)


Ho scoperto, con mio grande piacere e condivisione, un filo conduttore in questo Festival: il messaggio a “darsi una mossa”, a non soccombere per abitudine e pigrizia a ciò che altri decidono per noi.
Come dice Don Gallo, serve alzare la testa.

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Alessandro Bergonzoni

Puntuale, alle 12:15 – e sotto un sole cocente -, mi sono piazzata in un angolino di Piazza Canossa per assistere all’evento “Defenestrato, pensieri al balcone”, di e con Alessandro Bergonzoni.
La piazza era gremitissima, e quando lui è comparso alla finestra di uno dei palazzi che le stanno a ridosso, è scattata l’ovazione.
E lui ci ha salutati gridando un orgoglioso “cittadini!” :)

Non è che si possa raccontare Bergonzoni, si possono riportare giusto alcune frasi, alcune battute.
Se conoscete la sua voce, il suo stile, provate ad immaginarvelo mentre dice:
“Cos’è la letteratura? La letteratura è un GRANCHE’. Tutti sanno cosa significa “non è un granché”; ecco, la letteratura è un GRANCHE’.
L’ignoranza è biadesiva, perchè attacca da tutte le parti.
Siamo noi gli artificieri del nostro destino. Siamo noi che possiamo farlo esplodere…”

(Niente male anche queste: “Aiutare a dire messa. Non sei capace? Ti aiuto io: M-E-S-S-A” – “La donazione di organi sessuali è generosità o un’offesa? Darmi del coglione, è un atto generoso o un’offesa?” – “Si possono fare le foto alle onde? Vengono mosse, ma falle”).

Urge un intervento di “chirurgia etica”, urge “rifare il senno” agli italiani.

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Il telaio etrusco.

Riproduzione del telaio etrusco

Come potevo non mancare a questo evento (pieno di bambini, ma anche con qualche adulto)?!
Infatti ci sono andata, ed è stato divertente.

Durante gli scavi nel Parco archeologico del Forcello a Bagnolo San Vito, alle porte di Mantova, sono stati rinvenuti dei pezzi di telaio in legno e molti accessori per la tessitura.
Il telaio è stato ricostruito sulla base dei dati archeologici forniti dallo scavo di un’abitazione. Ora, presso il parco, vengono organizzati corsi e dimostrazioni sul suo utilizzo.

Oggi ho imparato a tessere all’etrusca, utilizzando un piccolo telaio che le operatrici del Forcello hanno costruito  come riproduzione dell’originale.
Sfortunatamente, i telai utilizzati durante l’evento non erano in vendita, ma lo sono presso il Parco archeologico (e costano soltanto 12 euro).

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Sull’appuntamento dedicato a Virginia Woolf avrei una brevissima considerazione, ma che farò più tardi perchè devo incontrarmi con amici. E naturalmente sono in ritardo :)

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Di soli tre minuti, alla fine!
Non mi piace essere in ritardo, ma a volte mi succede per eccessiva fiducia nelle mie capacità di essere svelta a prepararmi… :)

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L’incontro dedicato a Virginia Woolf era con la scrittrice/editrice/traduttrice Ginevra Bompiani, con la scrittrice (saggista, mi è parso di capire) Liliana Rampello e con nientepopodimenoche Angelica Garnett, la nipote di Virginia Woolf. Che ha novant’anni e rotti, e una straordinaria somiglianza con la zia.

Dopo aver ascoltato tre quarti d’ora di spiegazioni sulla Woolf scrittrice e lettrice (interessanti si, ma un pochino prolisse), si è arrivati finalmente all’intervista alla nipote, che era poi quello che stavo attendendo – e con me quasi tutto il pubblico.

La povera signora Garnett è anziana, ed è stata tutto il tempo ad ascoltare, non capendo, lo spiegone della Rampello prima e della Bompiani poi. Al momento dell’intervista, avendo comprensibili problemi di udito, ha avuto delle difficoltà di comunicazione con la traduttrice.
Mi sono imbarazzata io per lei, e sono uscita prima della fine dell’evento.

Ho sentito chiaramente una sola risposta della Garnett, ad una banale domanda del tipo “com’era sua zia?”.
La risposta è stata “Mia zia era una persona allegra, quando veniva a trovarmi mi dava sempre dei sopranomi, giocava. Non era affatto la persona triste e seria come tanti erroneamente credono”.

Ho letto due libri della Woolf, Mrs Dalloway e La stanza di Jacob.
Li ho trovati non di facile lettura, ma straordinariamente densi.


Durante il Festival viene allestito un capannone in piazza delle Erbe adibito a libreria. Accanto al capannone si trova una delle tre postazioni delle librerie di scambio, dove puoi portare libri da scambiare con altri libri, e dove puoi prelevare libri lasciando un’offerta che verrà donata all’ospedale pediatrico di Mantova.
Gli altri due luoghi di scambio libri si trovano presso la biglietteria e in piazza Alberti.

Libreria in piazza Erbe

Punto scambio libri

In piazza Sordello, sotto ai portici di Palazzo Ducale, ci sono i banchi degli espositori di libri fuori catalogo.
Oggi sbirciavo tra i vari volumi, e mi è caduto l’occhio su un volume di Therese De Dillmont sul pizzo a tombolo, con tanto di schede con gli schemi. Insomma, un gioiellino.
Oltre all’occhio, poi, mi è cascata anche la mascella quando ho saputo il prezzo :)

Banchi di libri fuori catalogo

La biblioteca di fantascienza è una novità di quest’anno, e si trova al piano interrato di un palazzo del centro, vecchia sede dei bagni pubblici.
Tra sottofondi metallici e fumi alienanti, si scorgono scaffali pieni di racconti di fantascienza, liberamente consultabili.
Il tutto è corredato da tavoli e sgabelli in cartone rigido.
Posticino molto molto carino.

Ingresso Biblioteca di fantascienza

Biblioteca di fantascienza

Qui a Mantova, in occasione di questa manifestazione, si fanno molte code.

Ogni evento a pagamento ha due file: una per chi si è munito per tempo del biglietto, una per chi spera di trovarlo alla biglietteria del luogo dell’incontro.

Qual’è il vantaggio di chi prenota il biglietto? Entrare prima di quelli che ancora non ce l’hanno.
Quindi: biglietto o no, la coda si fa.

Se non mi lasciassi prendere dal fastidio del furbo di turno che tenta di intrufolarsi nella coda con nonchalance, ci sarebbe da filmare, immortalare, documentare le varie tecniche di intrusione.

Si va dal giovanissimo all’anziano, di ambo i sessi. Nessuno escluso.
Dalla signora di una certa età, apparentemente in gamba, che guarda la lunga fila con espressione che dice “accidenti che fila lunga, ce la farò a reggere?” , sperando in un gesto generoso – al ragazzo o ragazza, che con la scusa di essere al telefono si inseriscono con fare distratto tra quelli che magari sono lì ad aspettare da un’ora.

(apro parentesi: io ho eliminato la noia della coda, arrivando mezzora prima dell’incontro senza pretendere di trovare i posti migliori; il posto si trova sempre – chiudo parentesi)

Considerazione:
ma il rispetto e l’educazione, che fine hanno fatto? (bella domanda da vera zia :)
Perchè abbiamo questa tendenza a fare i furbi, a passare davanti, a fregare il proprio vicino?

Guardate che è davvero un brutto atteggiamento, perchè non si ferma lì, non è circoscritto a questi eventi, è più un modo di essere, uno stile.

Antipatici! Voi che fate così, siete antipatici!
Ecco.

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Giancarlo De Cataldo e Lucy Riall

Oggi pochissimi incontri per me.

Ne segnalo solo uno di questa mattina, tema il Risorgimento, con il romanziere Giancarlo De Cataldo e la storica irlandese Lucy Riall.

Entrambi gli autori hanno parlato con passione e con obbligata sintesi dei personaggi che hanno segnato quel periodo, con una versione dei fatti e dei personaggi singolare.
I Traditori di De Cataldo, dovrò leggerlo.

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Questa sera andremo al cinema, a vedere Cose dell’altro mondo.
E questo pomeriggio mi sono concessa qualche foto (che pubblicherò più tardi).


Le foto del mio primo evento sono davvero orribili: prese da lontano, in una posizione scomoda (perchè alzarmi e coprire quelli dietro mi dà un po’ fastidio), e con un sacco di teste davanti.
La foto sopra fa vedere Don Andrea Gallo,  un uomo di 83 anni, che ha parlato per oltre un’ora, sempre in piedi, pieno di vitalità e voglia di trasmettere.
A 83 anni… roba da starsene a casa propria a godersi gli ultimi anni in pace, senza stress e senza fatica.
Lui però è speciale, perchè mette in pratica il messaggio cristiano come pochi sanno fare. E come tutti gli uomini di chiesa dovrebbero fare.

E’ ironico, irriverente, poetico, spontaneo, vitale, vero, bravo e coraggioso.
Io parlo di coraggio, e così è sicuramente, ma per molti il coraggio di certe azioni è dettato da un’esigenza, dal non poter essere altrimenti. Una cosa che mi emoziona e mi commuove e mi fa rabbia. Perchè non la sentiamo tutti. Come si insegna una cosa così?

“La strada è la mia scuola”, questo dice. Impariamo ad essere umani, a diventare cittadini e non sudditi, perchè il popolo deve essere sovrano. “Su la testa”. Su la testa!

Parla del suo quinto vangelo, quello scritto da Fabrizio De André,  e legge la sua lettera a Faber dopo la sua morte, una lettera scritta da Don Gallo e dai suoi “tossici”. Mi piacerebbe riportare il testo completo, ma non sono riuscita a prendere appunti. La rete si :)

E infine riporto una citazione di Antonio Gramsci che Don Gallo ha ricordato, una citazione che non conoscevo (io non conosco moltissime cose) e che mi ha folgorato:
Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il vostro entusiasmo.
Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la vostra forza.
Studiate, perché avremo bisogno di tutta la vostra intelligenza.”

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Gli ho letto nel pensiero: “guarda te questa dove si è messa per fotografarmi” :)

Non so, ma parlare dell’incontro con Alessandro Baricco dopo aver ascoltato il messaggio di Don Gallo mi fa un pochino strano :)

Baricco è un grande affabulatore. Ascoltarlo è un piacere, e per me è stato un enorme piacere anche leggere alcuni dei suoi libri. Non tutti, ma alcuni decisamente si: Oceanomare e Castelli di rabbia prima di tutti. Perchè secondo me lui parla benissimo e scrive divinamente.

Si ok, io esagero un po’, ed è anche per compensare un pochino l’impressione quasi fredda che ho ricevuto dall’incontro di ieri sera.
Di cosa ha parlato Baricco?
Ha parlato del saggio Il narratore di Walter Benjamin (si legge Valter Beniamin, perchè lui era tedesco), un saggio “acuto e meraviglioso” sul declino della narrazione, scritto nel periodo della seconda guerra mondiale.
La morte della narrazione prevista da Benjiamin è strettamente legata a due fattori: la nascita del Romanzo e l’Informazione.
Ma il narrare non è sparito dalla nostra società, al contrario, è cresciuto in modo importante.
E quindi qual’è la narrazione che Benjamin vedeva morente? Non era la narrazione che noi conosciamo ora, quell’attitudine a creare una storia da qualsiasi cosa.

Quindi come si esce da questo deragliamento della narrazione? Boh. Lui, Baricco, non ha risposto proprio così. Non ha risposto, e basta.

Certo, il saggio di Benjamin ora mi incurioscisce.

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Atterraggio morbido, di Luca Mercalli

Lui è il metereologo di Che tempo che fa.
In realtà è molto più di così.

Quest’anno al Festival c’è il filone dell’ecologia che mi interessa molto, e questo era uno degli incontri.
Atterraggio morbido è il libro che Mercalli ha scritto senza pretese da guru, ma soltanto per raccontare la propria esperienza di uomo che ha scelto di far fronte ai cambiamenti climatici con soluzioni ecologiche, con le energie rinnovabili, con gesti a impatto zero.

Cose che bene o male possiamo fare tutti, ormai le risorse per informarsi sono ovunque.
Serve una coscienza collettiva, un’azione politica decisa, pensare un po’ più in là.



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