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Paratico Vintage è un evento iniziato il 22 Aprile e che terminerà il 28 ottobre 2012; si svolgerà ogni quarta domenica del mese al Parco Le Chiatte sul lungo lago d’Iseo, provincia di Brescia.
Il prossimo 27 Maggio ci sarò anche io, per la prima volta, con tutto quello che potrò portare delle mie vecchie mercerie.
Bottoni innanzitutto, ma anche pizzi e passamanerie, fibbie e tessuti, materiale per bigiotteria e splendide velette anni ’40 :)
E forse porterò anche altro.
Un bracciale un po’ vistoso, sia per i colori che per le dimensioni.
Ho fatto cinque fiorellini con lana di scarto e uncinetto, punto puff stitch.
La fascetta su cui ho poi cucito i fiori è fatta sempre all’uncinetto, punto maglia bassa; si chiude all’interno con un anellino agganciato ad un piccolo vecchio bottone in madreperla, a forma di fiore.
Al centro di ogni fiore ho cucito dei vecchi bottoni in plastica.
Per la fascetta ed il fiore color sabbia, ho utilizzato della lana che ho tinto qualche tempo fa con l’acqua di cottura del riso nero.
Con i bottoni ci puoi fare tante cose, basta avere fantasia. Per creare qualcosa di bello ci vuole anche buon gusto.
Mi sono chiesta spesso come venissero utilizzati i miei vecchi bottoni, spediti un po’ ovunque nell’arco di questi ultimi due anni.
So che molti sono stati scelti per arricchire collezioni, altri per allacciare abiti, tantissimi per impreziosire monili e accessori.
Simonetta, di La luna dentro il mare, crea collane bracciali e anelli con un mix di materiali: dai bottoni ai pizzi, dalla passamaneria alla lana “crochettata”.
Lei usa anche i miei bottoni, e per me è bravissima!
Il blog La luna dentro il mare
La pagina facebook La luna dentro il mare
Tutte le fotografie di questo articolo sono di La luna dentro il mare.
L’idea della gonna è praticamente copiata, e poi non l’ho nemmeno cucita io.
Però la gonna è mia :)

Tempo fa ho notato su una rivista un top fatto con cravatte, e questo mi ha fatto pensare a quanti altri capi di abbigliamento e accessori si possano fare riutilizzando cravatte, vecchie e nuove.
La gonna era il mio progetto preferito.
Ma io non mi sono mai dedicata al cucito, pertanto questa idea è rimasta in sospeso, a far compagnia a tutte le altre idee che “sarebbe bello” realizzare – o far realizzare.

Succede che un giorno, una signora che conosco mi fa notare una fotografia di una sfilata di alta moda, in cui un’altissima e bellissima e magrissima ragazza indossa una lunga gonna fatta proprio con cravatte.

Guardacaso, mi erano state da poco regalate decine di vecchie cravatte in seta (che stavano per essere buttate!) e, guardacaso, quella signora è la mia bravissima sarta.
Le ho proposto il progetto, l’ha accettato, ed ecco qua la gonna.

Prese singolarmente, queste cravatte sono un tantino kitsch, diciamo così.
E invece, viste tutte insieme e accostate quasi a caso, mi piacciono un casino!
Ogni tanto mi capita di trovare, tra le mie scatole di bottoni vintage, dei pezzi che manco sapevo di avere :)
Come questi grandi e massicci bottoni per alamari.
Alla fiera Creattiva di Bergamo ho visto un cartellone della bellissima rivista Rowan, con un primo piano di un giaccone, tipo montgomery, lavorato ai ferri con filato grosso.
La chiusura era con alamari fatti con cordoncino di lana.
E mi sono ricordata di avere da qualche parte uno schema per confezionare alamari.
Lo scorso marzo ho partecipato alla Fiera Abilmente di Vicenza come ospite dello stand di Hobbydonna.
Tra le tantissime cose esposte, c’erano anche le mie mercerie vintage: bottoni, tessuti, fibbie, bordi e pizzi.
Ecco, appunto, pizzi. I miei amati pizzi.
Ora racconto l’esperienza che ho avuto con un’altra espositrice (sempre di merceria), che è passata più volte a rovistare tra le mie cose. Con mia grande soddisfazione, devo dire.
Quello che però è successo durante queste visite, non mi fa per nulla sorridere oggi. Allora, invece, mi aveva più che altro allarmato.
Toccando i miei pizzi, la signora mi disse non sono di cotone, sono sintetici. E toccava arricciando viso e mani, quasi le desse fastidio il contatto.
Figuriamoci la Simo! Preoccupatissima, ovviamente. Perchè quella signora è una che ne sa, o almeno così credevo.
Io le dico no, sono di cotone, ne sono certa. E le chiedo spiegazioni.
Non è stata villana, ma senza scrupoli si. E le persone così, in genere, mi colgono un po’ impreparata.
Per farla breve, mi dice che avrei dovuto fare la prova del fuoco per verificare il materiale; e se ne va.
Perchè la prova del fuoco?
Perchè il cotone brucia e si consuma, mentre il materiale sintetico cola.
Nella foto, a sinistra si vede un pizzo sintetico con la parte bruciata fusa insieme, a destra un pizzo in cotone (uno di quelli bocciati) con la parte bruciata consumata.
Per la precisione: il cotone bruciato genera cenere.
Risultato della prova del fuoco
Tutti i pizzi presenti in fiera erano di cotone.
Tranne uno, ma già lo sapevo, ed era infatti in vendita come pizzo con una componente sintetica.
Il pizzo Valencienne, come ho saputo poi, contiene una minima parte di sintetico ed è una sua caratteristica. In ogni caso, si può dire che siano anche quelli pizzi in cotone.
Conclusione
Ringrazio la signora in questione per avermi spinto a verificare la qualità dei miei pizzi.
Ho capito tardi che il suo giudizio era viziato da un conflitto di interessi, e che – soprattutto – sono stata vittima di una grossa scorretteza da parte di una collega e appassionata di mercerie vintage. Non tanto per il suo parere sbagliato, ma perchè nessuno le aveva chiesto un parere.
P.S.: dopo un po’ è tornata per acquistare parecchi metri di bordure ricamate, trattando sul prezzo, già molto conveniente.
Non imparerò mai a fare la commerciante! :)






























